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Apple e Google a caccia di programmatori tra i banchi delle medie.

Apple e Google a caccia di programmatori tra i banchi delle medie.

Inventano “app” di successo e diventano milionari prima di aver superato la pubertà. Ecco perché i giganti del web corteggiano i giovanissimi.

NEW YORK – Non è solo la generazione dei Baby boomer a sentirsi spaesata o inadeguata nella padronanza delle tecnologie, rispetto ai Millennial. Ora i ventenni sentono il fiato sul collo di una generazione più agguerrita di loro. I nuovi inventori corteggiati da Apple e Google stanno facendo ancora la scuola media. Le frontiere del reclutamento di cervelli nella Silicon Valley diventano sempre più precoci. Un esercito di dodicenni e tredicenni affollano le conferenze tecnologiche per presentare i propri brevetti, vincono competizioni internazionali, piazzano le loro app sugli smartphone.

Finiscono sul Wall Street Journal i campioni di questa nuova fascia di età, milionari prima di aver superato la pubertà. Il quotidiano economico intervista in prima pagina Grant Goodman, 14 anni, e già al suo terzo brevetto di successo. Quando Apple l’anno scorso decise che sui nuovi iPhone non ci sarebbe stato YouTube in dotazione, il ragazzino si tuffò sull’opportunità. Inventò Prodigus, una app che consente di guardare video sull’iPhone, senza la pubblicità imposta da YouTube. “Se cominci così presto – dice Goodman al Wall Street Journal – hai una lunghezza di vantaggio rispetto ai ventenni”. Lui ha già costituito una società, la Macster Software, per gestire la sua attività d’inventore. Sa mettere in competizione fra loro Apple e Google, cimentandosi con app per tutti i loro prodotti. Ne ha brevettata una che serve a vedere il livello di carica della batteria dell’occhiale Google Glass, un minuscolo indicatore luminoso. Ha anche inventato un videogame. Questa è stata l’estate del suo addio alla scuola media, da settembre entra al liceo.

Ci sono casi perfino più precoci. Quando a giugno Google ha organizzato a San Francisco la sua conferenza annua I/O, dedicata a tutti gli inventori che sviluppano nuovi software e app, ha dovuto prevedere un apposito “programma giovani” con 200 partecipanti. I più piccoli tra loro avevano 11 anni, e guai a guardarli dall’alto in basso: sottovalutarli può essere un errore micidiale. Per non essere meno competitiva dei rivali, nel reclutamento dei giovanissimi cervelli, Apple già nel 2012 cominciò ad abbassare l’età minima per essere ammessi alle sue conferenze di developer: dai 18 ai 13 anni. La metà delle borse di studio per partecipare gratis alle conferenze tecniche di Apple, riservate a veri professionisti, sono state vinte da minorenni.

La creatività di questi enfant prodige è ben remunerata. Google in un anno ha versato 5 miliardi di dollari agli inventori delle migliori app, mentre Apple addirittura il doppio: 10 miliardi. I ragazzini negano che il guadagno sia la molla che li spinge a rinunciare alle feste da ballo o al baseball per passare pomeriggi e sere a escogitare nuove invenzioni. La mamma di Grant, Becky Goodman, non accetta insinuazioni o processi alle intenzioni: “Non abbiamo investito emotivamente nella speranza che lui sia il prossimo Mark Zuckerberg. A noi interessa solo che sia felice”. E tuttavia…

A quell’età i compagni di classe possono essere crudeli verso i nerd, come vengono chiamati i secchioni troppo bravi in matematica e informatica. I B-movie di Hollywood con episodi di bullismo sono pieni di nerd umiliati da compagni più bravi nello sport o nel rimorchiare le ragazzine. Salvo ricredersi, quando arrivano a casa i primi assegni delle royalties? Nick D’Aloisio, che ha appena compiuto i 18 anni ma cominciò anche lui nella pre-adolescenza, l’anno scorso ha venduto a Yahoo per 30 milioni di dollari la sua app Summly, che offre una sintesi veloce delle principali notizie di attualità.

La giovane età comporta qualche limitazione legale, facilmente aggirabile. Per costituire una società bisogna essere maggiorenni, perciò alcuni di questi ragazzini intestano la propria azienda a genitori o nonni. Per definizione, i loro mestieri non conoscono frontiere: lo conferma la storia di Douglas Bumby (16 anni), la cui app JustGo! (cronometro per corridori) è già in vendita in tutti gli AppStore; Douglas che vive in Canada di recente si è trovato un partner agli antipodi, in Australia, il 17enne Jason Pan con cui hanno creato la società Apollo Research. E c’è il caso di Ahmed Fathi, un 15enne volato dall’Egitto alla Silicon Valley per partecipare alla conferenza degli inventori organizzata da Apple. Fathi ha imparato a programmare software e a creare app come autodidatta, seguendo un corso online su YouTube. Ha già inventato, brevettato e venduto ad Apple il suo Tweader, un’app che legge Twitter ad alta voce per chi sta guidando o pedalando in bicicletta.

Il filosofo francese Michel Serres, che insegna alla Stanford University in California, usa il personaggio delle favole Petit Poucet, cioè Pollicino, per descrivere la generazione mutante dei “nativi digitali” i cui pollici prensili viaggiano alla velocità della luce sul display del telefonino. No country for old men, non è un mondo per vecchi, così hanno anche tradotto le teorie di Serres sul potenziale rivoluzionario di queste generazione. Ora anche i ventenni devono guardarsi alle spalle, incalzati da un’obsolescenza già in agguato.

Fonte: Repubblica.it  Link: http://goo.gl/cvGIXA

Google Maps arriva in fondo al mar!

Google Maps arriva in fondo al mar!

Street View lancia la mappatura dei fondali americani realizzata con immagini mai viste. La collezione si aggiunge a quelle australiane e caraibiche.

Scoprire il fondo del mare come una qualunque strada di città. E’ il progretto di Google Street View che vuol realizzare la mappatura dei fondali americani grazie a nuove tecnologie come gli obiettivi “fisheye” testati in questi giorni nelle acque delle Keys in Florica. Lo scopo del progetto di Redmond è riprodurre in 3D le meraviglie del mondo subacqueo. Su Google Maps è infatti già disponibile una collezione di 400 mila immagini straordinarie della barriere coralline di Australia e Caraibi. Alcune immagini panoramiche saranno disponibili già nei prossimi giorni e una selezione sarà visibile su Google Maps, offrendo agli utenti di internet una finestra dentro ecosistemi ancora difficili e costosi da esplorare. Le immagini oltre a far conoscere i tesori delle acque americane permetteranno una migliore conservazione dei questi preziosi ecosistemi studiando l’effetto dell’aumento della temperatura degli oceani, dell’inquinamento e degli uragani sulla barriera corallina.
«Questo permetterà di capire a tutti coloro che non possono andare sott’acqua cosa significa ospitare una speciale area di salvaguardia intorno a questi posti particolari» ha detto Mitchell Tartt, capo della divisione di Scienze conservative al National Oceanic and Atmospheric Administration’s Office della National Marine Sanctuaries.

Fonte: Businesspeople.it  Link: http://goo.gl/A60kcp

YouTube Music Key, la musica a pagamento secondo Google.

YouTube Music Key, la musica a pagamento secondo Google.

L’ultima idea di Redmond: canzoni e videoclip a pagamento senza pubblicità e un’interfaccia per l’audio in sottofondo.

Per festeggiare i 10 anni della quotazione in Borsa, Google si regala un’altra scommessa. Dopo mesi di indiscrezioni in proposito, il colosso di Redmond avrebbe pronta una nuova rivoluzione: Youtube a pagamento.
Si tratterebbe di una sorta di Netflix musicale per fare concorrenza a Spotify grazie a canzoni e videoclip: con soli 9,99 dollari di abbonamento a MusicKey, si potrebbe accedere a tutti i brani della discografia ufficiale come live e cover in streaming.
Tante le funzioni premium: ascolto e la visione di video senza pubblicità, la possibilità di salvare clip e canzoni per la fruizione offline e un’interfaccia per l’audio di sottofondo mentre si lavora o si naviga (funzione che potrebbe essere negata ai non abbonati).
Si tratterebbe di un upgrade di Google Play All Access, operativo da tre anni e presente anche in Italia. Il nome cambierebbe in Google Play Music Key, e i suoi utenti, che pagano già un abbonamento da 9,99 dollari, avrebbero accesso anche a YouTube Music Key.
Il plus di Youtube sarebbero i contenuti extra come live remix e cover, ma per utilizzarli sarà necessario trovare l’accordo con le major e le etichette indipendenti. Solo dopo questi contratti, il nuovo servizio potrà prendere vita.
Dal suo ingresso in Borsa il 19 agosto del 2004, il colosso di Internet è passato da 3,2 a 66,7 miliardi di dollari di ricavi grazie a Chrome, Street View e tante altre novità arrivate in questi dieci anni. I dipendenti sono diventati 52 mila e la capitalizzazione di mercato ha raggiunto i 400 miliardi di dollari

Fonte: Businesspeople.it  Link: http://goo.gl/E22CE2

Google si compra Nest: dai motori (di ricerca) ai termostati. Ma perché?

Google si compra Nest: dai motori (di ricerca) ai termostati. Ma perché?
Il colosso di Mountain View stacca un assegno da oltre 3 miliardi di dollari a uno dei padri dell’iPod, che adesso fa termostati e sensori antifumo. Motivo? Realizzare prodotti hi tech e superintelligenti per migliorarci la vita. O, forse, guadagnare di più con pubblicità sempre più mirate.
Quanto costa un termostato? Dipende dal termostato…
Quello che si è appena comprato Google vale 3,2 miliardi di dollari. La notizia è quella dell’acquisizione da parte del gigante di Mountain View di Nest, un’azienda che produce termostati per la casa e sensori antifumo.
Non un’azienda qualsiasi
L’azienda Nest è stata fondata da un certo Tony Fadell, uno dei padri del primo iPod di casa Apple (anche se la diatriba tra chi fosse il vero “podfather” non si è mai del tutto chiarita). E anche il termostato Nest è un termostato speciale.
Collegato a Internet, conosce le previsioni del tempo del luogo in cui si trova. Ha un sensore di movimento che conta le persone che gli passano davanti (quante e quando). Si regola con un semplice “gira a destra” e “gira a sinistra” e comanda caldaia e condizionatori. Dopo una settimana, ha imparato le nostre abitudini. E non serve più toccarlo.
In casa si sta bene sia in inverno che in estate e i consumi sono scesi, grazie alla sua ottimizzazione, tra il 16 e il 30% (secondo quanto dichiara l’azienda). Perfetto.
Le ragioni dell’acquisizione
Perché Google vuole costruire termostati? Be, si potrebbe anche chiedersi perché vogliono costruire auto che vanno da sole? O gestire pazzesche mappe satellitari e foto delle strade di tutto il mondo?
Le risposte possibili sono due
Una è data dallo stesso fondatore di Google, Larry Page. In più di una intervista ha dichiarato che Google non è un motore di ricerca. Page sostiene che diventare il motore di ricerca più intelligente del mondo sia solo il primo passo del suo grande obbiettivo: costruire oggetti tecnologici che miliardi di persone avranno in casa. Finora, a dire il vero, non gli è andata molto bene. L’acquisizione di Motorola non ha ancora portato né enormi profitti né il telefono 100% Google (il Motorola X) in tutto il mondo.
Ma l’attesa per i Google Glass è grande: ed è grande anche quella per la prima flotta di auto che guidano da sole e, più in generale, di robot, il nuovo grande interesse di casa Page e Brin. Che, nelle loro dichiarazioni, sono dei visionari: “Vogliamo che tutto il mondo condivida la conoscenza e possa usufruire della tecnologia al massimo livello possibile”.
Spioni in casa
La seconda risposta è molto meno “da guru” e molto più orientata al business. Come guadagna Google? Vendendo pubblicità. In modo molto intelligente, fornendo a ciascuno il proprio annuncio su misura. Lo fa benissimo, guadagna e fa guadagnare. Come fa a farlo così bene? Acquisendo informazioni. Le nostre informazioni, che forniamo gratis. Cosa facciamo, cosa cerchiamo, dove andiamo con l’auto (grazie ai gps sui telefonini che si integrano con Google Now), cosa leggiamo… Grazie al Nest, sapranno di più. Quando siamo in casa, quante volte passiamo davanti al termostato (quindi, come siamo “attivi” in casa…), che abitudini abbiamo nel nostro gestire il caldo e il freddo. Che uso farà Google di queste informazioni? Buono, a sentire Page e Brin. Ottimo per il business, a sentire gli analisti.
Fonte: Focus.it

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